Mese: Febbraio 2020

“Costruire un nuovo sistema di inclusione sociale”. Intervista alla Presidente del CNG

– Al di là della retorica e oltre le analisi socio-economiche, come descrivi la situazione dei giovani italiani di oggi?

Negli ultimi anni si sono acuite le differenze tra vecchie e nuove generazioni: da una parte, la difficoltà ad adeguare il nostro sistema produttivo alle rinnovate necessità economiche globali, dall’altra, la riduzione delle risorse disponibili dovuta all’alto debito pubblico accumulato e alla lunga crisi economica che ha sottratto finanze utili ad aggiornare il nostro sistema di assistenza ed inclusione sociale. I giovani italiani sono caduti in una morsa micidiale: meno risorse economiche e scarsa cognizione da parte delle classi dirigenti del cambiamento epocale che stiamo vivendo proprio nel momento in cui l’organizzazione del lavoro subiva una rivoluzione e il welfare tradizionale si rivelava insufficiente ad includere una nuova società, meno solida, che andava formandosi.
Anche per questo i giovani italiani affrontano, in maniera più accentuata, una serie di problematiche che anche altri paesi del mondo occidentale vivono: la disoccupazione giovanile elevata che, sempre più frequentemente conduce ad un incremento allarmante del numero dei Neet; l’accentuata precarietà del lavoro che incide sulle sicurezze individuali e frammenta le esistenze collettive; l’impoverimento degli strumenti di welfare a sostegno dei giovani e lo sbilanciamento di risorse economiche verso prestazioni erogate ad una popolazione sempre più anziana; lo scarso sostegno alle politiche abitative e l’assenza di strutture pubbliche rivolte ai bambini per aiutare famiglie e madri; la rabbia per un sistema percepito come escludente nei confronti di un numero via via sempre più elevato di cittadini e fasce sociali che diviene intolleranza.
E in tale cornice, rischia l’invisibilità questa generazione che sembra destinata a non poter dare concretezza ai propri sogni. Perché i giovani oggi chiedono semplicemente un’occasione, un’opportunità per potersi mettere in gioco. Per questo, è necessario costruire un nuovo sistema di inclusione sociale, un welfare che tenga conto della flessibilità del lavoro ma che non calpesti le esistenze, che promuova nuove occasioni e opportunità, la valorizzazione dei talenti.
Nel lavoro quotidiano e nel confronto continuo con le realtà associative nei territori, ho appreso le difficoltà di tanti ragazzi. Ci sono realtà così vive nelle nostre città. Ed è proprio nella precarietà delle tante periferie italiane che pulsa forte il cuore di questa generazione. È nei quartieri, nelle piccole e grandi associazioni, nel vasto mondo del terzo settore diffuso in tutto il territorio, che l’Italia può trovare le migliori energie per tornare a essere realmente protagonista.

– Nel gennaio del 2018 si sono svolti gli Stati generali delle politiche giovanili che hanno permesso di avviare una riflessione sulla realtà dei giovani connessa al lavoro, all’impegno politico e allo sviluppo del Mezzogiorno. Come valuti le politiche giovanili in Italia?

È stata una importante occasione di confronto con centinaia di giovani con i quali abbiamo discusso e definito le priorità economiche e sociali del nostro Paese e elaborato una strategia di compartecipazione alle scelte politiche e istituzionali. Ad oggi in Italia manca, infatti, una legge quadro politiche giovanili, pur sussistendo diverse leggi regionali. L’assenza di un quadro di riferimento nazionale determina una cospicua frammentarietà delle iniziative e degli interventi, una inevitabile difficoltà di mantenimento dei servizi offerti e chiari problemi di governance. In Europa taluni Stati hanno messo in atto disposizioni giuridiche, altri dispongono di piani di azione strategici o di nuovi obblighi di consultazione dei giovani, altri ancora sviluppano pratiche orizzontali come riunioni interministeriali.
È indispensabile aprire, anche in Italia, una nuova fase che persegua gli obiettivi strategici stabiliti dall’Unione Europea in materia di gioventù, assumendo due criteri fondamentali: quello di una maggiore sussidiarietà circolare nelle azioni e nella conseguente gestione delle risorse, valorizzando il ruolo centrale delle organizzazioni secondo il principio bottom-up e quello della trasversalità delle stesse con una logica che integri obiettivi, competenze, ambiti di azione, risorse, attori e protagonisti. Per questo, abbiamo in questi anni, più volte, con forza, chiesto alle istituzioni competenti un intervento legislativo organico sulle politiche per le giovani generazioni, per definire un nuovo concetto di partecipazione, per la costruzione di scelte politiche condivise e strutturate, per creare una rete uniforme di rappresentanza democratica territoriale, per introdurre un metodo di programmazione politica basato su strategie pluriennali di intervento e un modello serio di promozione e sostegno delle organizzazioni giovanili.
In Francia, ad esempio, da oltre un ventennio, i giovani e le “reti nazionali” che collegano enti pubblici e soggetti del privato, sono formalmente parte del sistema di incontro tra domanda e offerta di lavoro. Perché questo non accade anche in Italia? Perché ad esempio una riforma dei Centri per l’Impiego non pone anche il problema di una partecipazione effettiva e non retorica tanto dei giovani che degli stakeholders? Si ritiene che ogni anno di scolarizzazione media in più produca un automatico aumento del PIL.
Perché allora le numerose associazioni, nate negli ultimi anni in Italia e in Europa per combattere il fenomeno ormai dilagante della dispersione scolastica, sono autofinanziate e non integrate con le istituzioni scolastiche? Perché il tema del risparmio energetico non viene affrontato, per esempio dalla pubblica amministrazione e dalle istituzioni pubbliche anche tenendo conto delle imprese e delle professionalità giovanili? Perché quando si sono impostate le sperimentazioni di zone franche urbane non si è minimamente considerato che, in quelle sperimentazioni, potessero essere contemplate facilitazioni e semplificazioni che favorissero l’associazionismo giovanile? Ogni ambito di politica pubblica può essere rivisitato con questo criterio.

– Con la legge n. 145/2018 è stato istituito il Consiglio Nazionale dei Giovani. Quali sono le finalità di tale organo? Quali progetti avete in cantiere?

Il Consiglio Nazionale dei Giovani è l’organo consultivo cui è demandata la rappresentanza dei giovani nella interlocuzione con le Istituzioni per ogni confronto sulle politiche che riguardano il mondo giovanile, istituito con la legge n. 145/2018 e può essere sentito dal Presidente del Consiglio dei Ministri o dall’Autorità politica delegata, su materie e politiche che abbiano impatto sulle giovani generazioni, promuove e sostiene progetti d’interesse dei giovani, esprime pareri e formula proposte su atti normativi di iniziativa del Governo su materie che interessano le/i giovani, partecipa ai forum associativi europei e internazionali incoraggiando le relazioni e gli scambi tra le organizzazioni giovanili dei diversi Paesi, collabora con le Amministrazioni pubbliche elaborando studi e predisponendo rapporti sulla condizione giovanile, promuove la cittadinanza attiva delle/dei giovani e, a tal fine, sostiene l’attività delle associazioni giovanili favorendo lo scambio di buone pratiche e incrementando le reti tra le stesse, agevola la formazione e lo sviluppo di organismi consultivi delle/dei giovani a livello locale.
È un salto di qualità considerevole che necessita ancora di tantissimo lavoro, ma è un risultato storico che dimostra la vitalità e la determinazione delle associazioni che la compongono. I prossimi mesi saranno dedicati alla definizione di una programmazione pluriennale delle attività, dopo aver lavorato a un piano di azione per rappresentare i giovani italiani nel contesto nazionale, europeo e internazionale, per continuare a guidare il progetto di Dialogo Strutturato Europeo, lo strumento voluto dalla Commissione Europea per coinvolgere i giovani nello sviluppo delle politiche dell’Unione.
Continueremo poi a rafforzare le nostre proposte sul lavoro e la sua qualità, il diritto allo studio e la formazione, i servizi ai giovani e il diritto alla casa, la governance territoriale e i processi di partecipazione giovanile, il contrasto alla violenza di genere. Non mancherà ancora il nostro apporto ai tavoli per la cooperazione europea, alle assemblee del Forum Europeo della Gioventù, alle riunioni dei Consigli della Gioventù del Sud Europa, alle discussioni alle Nazioni Unite. A noi spetterà il compito di rappresentare le istanze di una generazione, di avanzare proposte e progetti che interpretino un sentire comune, che non sempre le sole Istituzioni si dimostrano in grado di intercettare.

– Spesso, approcci superficiali alla politica propongono innesti massicci di giovani nelle istituzioni e nei partiti per rinnovare, in meglio, l’attuale situazione. Ma, in concreto e al di là della propaganda, quale contributo i giovani possono offrire tanto ai partiti quanto alle istituzioni del nostro Paese?

Ho sempre respinto la retorica che vuole dipingere le giovani generazioni come dominate dall’individualismo e dal disimpegno civile. Temo che sia solo una comoda rappresentazione di chi, dall’alto di qualche anno in più, fatica a comprendere identità e dinamiche relazionali mutate da una società che rigetta gabbie ideologiche precostituite e da inedite forme di aggregazione, condizionate anche dalla diffusione delle nuove tecnologie.
La mobilitazione planetaria dei Fridays for Future e le molteplici esperienze associative dimostrano che esiste già un tessuto di idee, proposte e azioni, che poggia su gambe solide. Proprio in questa prospettiva, le iniziative che abbiamo intrapreso, in questi anni, sono state numerose. Per citarne alcune: la creazione di una rete di cooperazione e co-responsabilità fra giovani e istituzioni, la premiazione della Capitale Italiana dei Giovani, per favorire il coinvolgimento, la responsabilizzazione e la partecipazione delle ragazze e dei ragazzi, dando loro lo spazio e il supporto necessario per prendere parte attivamente ai processi decisionali.
Nel mio impegno, ho scelto di offrire un’attenzione particolare alla partecipazione attiva dei giovani ai processi democratici del Paese. Ci vuole coraggio e audacia, la consapevolezza che i giovani possono fare la differenza perché hanno l’ambizione di pensare e la forza praticare diversamente il modo di fare politica. Pensiamo, ad esempio, come sta cambiando grazie alle giovani generazioni il modo di fare agricoltura o turismo nel Mezzogiorno o la capacità di concepire in modo peculiare la propria attività da parte di tanti giovani professionisti o ricercatori.
C’è bisogno, per questo, di una solidarietà circolare, di un nuovo patto sociale che attribuisca ai giovani gli spazi e gli strumenti per poter discutere, riflettere e affrontare le loro difficoltà. Questo risulta particolarmente problematico in quei Paesi e contesti istituzionali in cui l’età di chi occupa posti di responsabilità è elevata e in assenza di scelte che accelerino i ritmi di ricambio generazionale.

– Con la promozione del recente sinodo sui giovani e tramite l’impegno per la tutela dell’ambiente, Papa Francesco si è avvicinato alle ansie e alle speranze delle nuove generazioni. Come valuti il contributo del vescovo di Roma e delle realtà cattoliche al mondo giovanile?

Importantissimo. È la ragione per cui incontrai insieme alle associazioni cattoliche del Forum Nazionale dei Giovani, il Segretario Generale del Sinodo. Perché il primo passo per giungere ad una soluzione di un problema è partire dalla giusta domanda. In tal senso, il Sinodo dei Vescovi si è interrogato sulla difficile condizione giovanile in Italia e sulle opportunità da creare affinché le giovani generazioni possano divenire soggetti attivi del cambiamento. Oggi progettare è un’opera titanica poiché nella società del “life is now” affrontare l’immediato per tentare di scrutare il futuro è complicatissimo, tanto più se l’azione programmatica necessita di un impegno individuale in un contesto collegiale.
La Chiesa si è interrogata, ancor prima di altri soggetti, sugli effetti dei cambiamenti epocali degli ultimi decenni e ne ha indagato le ragioni profonde. Le domande che Papa Francesco pone hanno insieme un intento indagatore e programmatico, quasi politico, quando afferma che “se nella società o nella comunità cristiana vogliamo far succedere qualcosa di nuovo, dobbiamo lasciare spazio perché persone nuove possano agire.” In altri termini, progettare il cambiamento secondo i principi della sostenibilità richiede di consentire alle nuove generazioni di sperimentare un nuovo modello di sviluppo. È uno straordinario “manifesto” sociale che individua la necessità di costruire un cambiamento sostenibile mediante la promozione di un nuovo modello di sviluppo al quale non possono mancare di offrire un determinante contributo le giovani generazioni.

CNG su Pensione di Garanzia Giovani

CNG. Bene confronto Governo su pensione di garanzia giovani. Chiediamo l’introduzione di una protezione previdenziale per i giovani. 

 “Come Consiglio Nazionale dei Giovani apprezziamo il confronto avviato oggi dalla Ministra del Lavoro sull’ipotesi di riforma del sistema previdenziale. Avevamo già evidenziato l’assenza di un qualsiasi riscontro nella Legge di Bilancio dell’annunciata “Pensione di Garanzia per i Giovani” nonostante la previsione nella nota di aggiornamento al Def. Per questo accogliamo positivamente l’avvio di un primo confronto strutturato che, tuttavia, speriamo possa dare contenuti concreti a quello che è oggi un auspicio. Chiediamo alla Ministra di considerare l’introduzione di un sistema che consideri a pieno titolo nella carriera contributiva, anche i periodi di formazione, di fragilità lavorativa e retributiva che caratterizzano i tempi di accesso al mercato del lavoro delle nuove generazioni. Per questo le consegneremo le nostre proposte.”  E’ quanto dichiara la presidente del CNG, Maria Cristina Rosaria Pisani.

 “In un sistema a ripartizione come il nostro, riteniamo non più rinviabile l’introduzione di una vera protezione previdenziale per i giovani che non può che collocarsi tra le priorità dell’agenda politica. Riteniamo necessario rilanciare l’adesione giovanile alle forme di previdenza complementare come strumento indispensabile per integrare il reddito dei futuri pensionati ma per farlo è importante favorirne l’accesso a tutti, prescindendo dalla situazione lavorativa e dal livello salariale. I giovani italiani sono consapevoli della debolezza della propria posizione contributiva, frutto di occupazioni precarie, saltuarie e mal retribuite e chiedono sempre più di orientare, con urgenza, l’attenzione del dibattito pubblico sul tema e, soprattutto, di trovare soluzioni che possano garantire loro l’accesso al diritto a una pensione“ aggiunge il Consigliere di Presidenza con delega al lavoro, Alessandro Fortuna. 

 

Convocazione Consiglio di Presidenza

La Presidente ha convocato il Consiglio di Presidenza per il prossimo martedì 4 febbraio alle ore 17.00, presso la sede del Consiglio Nazionale dei Giovani in Roma, Via Novara 41, con il seguente ordine del giorno:

  • organizzazione Assemblea Generale
  • varie ed eventuali.

Pisani: “Un nuovo patto economico e sociale per i giovani”

Presidente Pisani, si può ritenere concluso il passaggio dal Forum Nazionale per i Giovani al Consiglio Nazionale per i Giovani? E’ pienamente operativo il Consiglio Nazionale per i Giovani?
Si, oggi anche il nostro Paese ha un Consiglio Nazionale dei Giovani. È un risultato importantissimo per le associazioni giovanili italiane. Il nostro impegno, la nostra caparbietà, consegnano alle giovani generazioni uno strumento utilissimo di partecipazione. Il Consiglio Nazionale dei Giovani è, infatti, l’organo consultivo cui è demandata la rappresentanza dei giovani nella interlocuzione con le Istituzioni per ogni confronto sulle politiche che riguardano il mondo giovanile.
Dal Forum per i Giovani al Consiglio Nazionale. Qual è la ratio di questo passaggio?
Il Forum Nazionale dei Giovani è stata una grande intuizione di un quindicennio fa. Oggi, con la costituzione del Consiglio Nazionale dei Giovani, quella intuizione diventa soggetto riconosciuto dalle istituzioni pubbliche del Paese. È un salto di qualità considerevole che necessita ancora di tantissimo lavoro, un risultato storico che dimostra la determinazione delle associazioni giovanili. A noi spetterà il compito di rappresentare le istanze di una generazione, di avanzare proposte e progetti che interpretino un sentire comune, che non sempre le sole Istituzioni si dimostrano in grado di intercettare. Chi siederà dall’altra parte del tavolo avrà il dovere di coinvolgerci e di ascoltarci, di accogliere i nostri suggerimenti. Perché questa sfida si vince insieme, o sarà una sconfitta per tutti.
All’interno del Consiglio come avviene l’ascolto delle istanze che provengono alle organizzazioni giovanili situate nel territorio italiano e quali sono i tempi di risposta da parte dei vostri organi?
In tanti modi. Io stessa raccolgo le istanze di associazioni territoriali, di ragazze e ragazze, incontrandoli quotidianamente perché credo che il contatto umano sia ancora lo strumento migliore per ascoltare e accogliere le loro necessità. Inoltre abbiamo provato, proprio in questi giorni, a indagare gli interessi e le aspettative dei ragazzi, attraverso consultazioni online, per costruire una programmazione che possa rispondere pienamente alle sfide che la quotidianità ci pone davanti. E da anni creiamo occasioni di confronto, spazi per il dibattito e la condivisione di esperienze con le istituzioni italiane ed europee. Inoltre, su indicazione della Commissione europea e del Forum europeo della gioventù, conduciamo in Italia un processo di consultazione semestrale. L’obiettivo è di accogliere le proposte dei giovani italiani attraverso la somministrazione di questionari, riportare le loro istanze nell’ambito delle diverse conferenze europee della gioventù e garantire che il loro parere sia preso in considerazione nella definizione delle politiche dell’UE per la gioventù.
Come possono interloquire con il Consiglio Nazionale per i Giovani le associazioni e/o comitati di associazioni giovanili del nostro Paese allo scopo di proporre iniziative o esprimere pareri, circa gli atti normativi del Governo in merito alle Politiche Giovanili?
Abbiamo proposto di implementare il sito di consultazione governativa, individuando una sezione specifica per i provvedimenti normativi che impattano sulle giovani generazioni. Allo stesso tempo, stiamo lavorando alla creazione di un App, per poter ricevere pareri o proposte da portare all’attenzione dell’Autorità politica delegata. Le associazioni giovanili possono, inoltre, partecipare alle Assemblee Generali e alle Commissioni di Lavoro deputate proprio alla elaborazione delle iniziative e allo studio delle normative prodotte.
Quali sono le principali criticità per i giovani del nostro Paese per la Presidentessa del Consiglio Nazionale per i Giovani?
I giovani continuano a incontrare barriere di ogni tipo. Dapprima nell’accesso ad una formazione di qualità con un preoccupante calo delle immatricolazioni all’università. Un disinvestimento che si concretizza in 40.000 iscritti in meno negli ultimi dieci anni. Poi nell’accesso al lavoro. Nonostante gli sforzi condotti negli ultimi anni per contrastare il fenomeno, con strategie straordinarie, il tasso di disoccupazione giovanile continua a essere ancora alto, accompagnato da un dato ancora più preoccupante: quello dei giovani non occupati e non in istruzione e formazione. Un esercito di 875.000 ragazzi con un numero sempre crescente di coloro che lavorano a basso reddito o studiano senza alcuna agevolazione o borsa di studio. In tutti questi casi l’indipendenza non è una scelta. Che siano meritevoli o meno non fa differenza, perché questa è la condizione generale, la regola e non l’eccezione. Siamo cresciuti con la convinzione che avremmo potuto raggiungere ogni traguardo. I nostri genitori ci hanno insegnato che lo studio, la formazione ci avrebbero aperto qualsiasi opportunità. Ma cosa significa per questi ragazzi oggi realizzarsi, qual è la felicità a cui ambire se non riusciamo a offrirgli il diritto di scegliere? Scegliere come e dove lavorare, vivere e poter restare, scegliere un luogo che sia casa, non un punto di arrivo o, sempre e per forza, il luogo obbligato in cui approdare? Non faccio la retorica dell’emigrazione, i giovani devono essere liberi di andare e liberi di tornare ma noi dobbiamo creare le condizioni perché possano avere il diritto di restare. Quello a cui dobbiamo insieme pensare è una discontinuità. Servirebbe un nuovo patto economico e sociale per liberare nuove energie con una nuova assunzione di responsabilità. Questo processo ha però bisogno di forti azioni di coordinamento con l’intero territorio nazionale, con gli oltre ottomila Comuni, con le centinaia di Consulte/Forum locali dei giovani e con il mondo dell’associazionismo che di questo si occupa da molti anni. D’altronde quello che ci chiedono i giovani italiani è semplicemente un’occasione, un’opportunità di potersi mettere in gioco. La pretesa di essere ascoltati.
Come sarà gestito l’apposito fondo di 200000 euro dedicato al funzionamento del Consiglio, previsto nella sua legge istitutiva?
Così come stabilito da Legge il fondo previsto dalla passata finanziaria è stato destinato alla costituzione dell’ente.
Negli ultimi mesi quali proposte ha inviato il Consiglio Nazionale per i Giovani al Governo e/o alle sue istituzioni periferiche, in materia di politiche giovanili?
Tantissime. Abbiamo chiesto al Ministro delle Politiche Giovanili di favorire l’istituzione di un tavolo intergovernativo per il riconoscimento dell’educazione non formale come strumento di crescita personale e professionale in particolare attraverso la valorizzazione e la convalida delle competenze acquisite durante le attività associative, il servizio civile, i programmi di mobilità e i progetti di volontariato ai quali tanti giovani italiani partecipano con frequenza sempre maggiore e di un tavolo di concertazione per portare avanti le attività del Consiglio d’Europa sul contrasto ai discorsi d’odio sul web. Con il Miur abbiamo lavorato all’aumento, nella attuale finanziaria, del fondo nazionale destinato alle borse di studio, eliminando l’anomalia tutta italiana di studenti “idonei non beneficiari”, all’aumento dei fondi del Programma Erasmus, alla ipotesi d’introduzione dell’insegnamento dell’educazione civica con un monte ore autonomo nella scuola secondaria di secondo grado, a una nuova legge sul diritto allo studio. Con la Ministra per la funzione pubblica abbiamo discusso dell’avvio di progetti di sostenibilità e semplificazione, di innovazione e digitalizzazione della pubblica amministrazione, dello sblocco completo del turn over per offrire più possibilità d’accesso al pubblico ai giovani. Abbiamo chiesto alla Commissione Affari Sociali della Camera dei Deputati di calendarizzare la proposta di legge sul riconoscimento della Lingua Italiana dei Segni, un atto dovuto a tanti giovani che chiedono pieni diritti di cittadinanza. Con molti consigli regionali e comunali stiamo invece lavorando per la definizione di nuovi riferimenti normativi che favoriscano la costituzione di organismi democratici di partecipazione giovanile.
Come valutate il livello di sensibilità dell’attuale Governo verso le politiche per i giovani?
La scelta di prevedere un dicastero per le politiche giovanili è stato un bel segnale, dopo anni in cui la delega è stata relegata nell’ambito di diversi Ministeri e proprio in questi anni abbiamo chiesto semplicemente discontinuità nell’approccio alle politiche giovanili, riconoscendo una specificità al settore attraverso una legge quadro nazionale per definire un nuovo concetto di partecipazione, per la costruzione di scelte politiche strutturate e continuative, per creare una rete uniforme di rappresentanza democratica territoriale, per introdurre un metodo di programmazione politica basato su strategie pluriennali di intervento, per aprire le Istituzioni al confronto e all’ascolto. Abbiamo chiesto una idea nuova di Paese e vere politiche di sviluppo. Abbiamo chiesto di liberare nuove energie. Abbiamo chiesto un patto fra formazione e lavoro. Lavoriamo, ogni giorno, per incrociare una rinnovata sensibilità con interventi strutturati che definiscano un percorso continuativo che offra ai ragazzi l’opportunità di mettersi in gioco con tutto il loro patrimonio di conoscenze e di esperienze. Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, nel suo ultimo discorso di fine anno, ha invitato tutti noi a credere nei giovani. E’ il nodo è proprio questo: come alimentare nei giovani la forza di perseguire la strada del sogno, il coraggio di non cedere alla rassegnazione perché c’è sempre uno spazio di movimento e trasformazione pronto a cambiare le cose.

Consiglio Nazionale dei Giovani
Via Adige, 26 – 00198 Roma
Tel. +39 06 94523417