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Dialogo dell’UE con i giovani

I giovani di tutta Europa hanno idee, speranze e preoccupazioni per il loro futuro. Pensano per la loro avita a ciò che funziona attualmente e delle avversità che devono affrontare, e soprattutto di come le cose possono cambiare in meglio!
Tuttavia, spesso c’è un grande divario tra i giovani e i responsabili delle decisioni che rende difficile far sentire queste idee.
Cos’è il Dialogo tra i giovani dell’UE?
Il Dialogo tra i giovani dell’UE (precedentemente chiamato il Dialogo Strutturato) è un modo per far sentire la voce dei giovani nei processi decisionali europei. L’obiettivo è quello di creare un dialogo tra i giovani e le organizzazioni giovanili con i responsabili delle politiche e delle decisioni, nonché con esperti, ricercatori e altri membri della società civile.
Finora ci sono stati 7 cicli di dialogo. Ogni ciclo dura 18 mesi e si concentra su un tema diverso stabilito dal Consiglio dei Ministri della gioventù.
Abbiamo iniziato l’8° ciclo nel luglio di quest’anno, e durerà fino al luglio 2021, con il tema “L’Europa per te: spazio per la democrazia e la partecipazione“.
I dati:

  • Si stima che oltre 290.000 giovani abbiano finora partecipato al “Dialogo”(2011-2020).
  • Ci sono state 21 Conferenze giovanili dell’UE ospitate da 21 Stati membri dell’UE.
  • Come risultato del 6°ciclo, undici obiettivi UE per i giovani sono stati stabiliti.

Come funziona?
Il trio di presidenza assume il ruolo di guida per quanto riguarda l’attuazione del Dialogo tra i giovani dell’UE, in stretta collaborazione con la Commissione europea, il Forum europeo della gioventù e altri rappresentanti della società civile giovanile, all’interno di un gruppo di coordinamento. I contributi sono raccolti dai giovani attraverso diverse forme di consultazioni e di sensibilizzazione, dibattiti e discussioni e in occasione delle Conferenze giovanili dell’UE.
Siete interessati a partecipare?
– Per le organizzazioni giovanili: tutti i Consigli nazionali della gioventù degli Stati membri dell’UE fanno parte dei gruppi di lavoro nazionali. Anche alcune organizzazioni giovanili internazionali non governative selezionate partecipano attivamente al processo di dialogo tra i giovani dell’UE.
– Per i singoli individui: Come singoli individui, potete partecipare al processo del Dialogo giovanile dell’UE sia a livello nazionale, partecipando alle attività e alle consultazioni che sono condotte dal Gruppo di lavoro nazionale del vostro Paese (per saperne di più, potete contattare il NYC del vostro Paese). A livello europeo, attraverso il vostro INGYO coinvolto nel processo di Dialogo tra i giovani dell’UE.
Per saperne di più leggi l‘articolo o gurarda il video !

Approvate le proposte del CNG avanzate al Governo durante il Consiglio dei Ministri che ha approvato la legge di Bilancio per il 2021”

La Presidente del CNG Maria Cristina Pisani: “Invertire le tendenze negative significa, una volta per tutte, superare il predominio dell’egoismo generazionale – che ha scaricato sulle generazioni future i problemi strutturali del Paese – e creare, invece, un’alleanza tra generazioni”.
Continua a leggere l’intervento della Presidente su Formiche

Giovani & covid-19: l’impatto su lavoro, istruzione, diritti e salute mentale

Come hanno percepito, i giovani di tutto il mondo, gli effetti del Covid-19?
Per valutare l’impatto della pandemia sui diritti dei giovani e portare la loro voce all’ascolto e promuovere un responso politico, il Forum europeo della gioventù ha unito le forze con la Global Initiative on Decent Jobs for Youth, l’International Labour Organization, lo United Nations Human Rights Office, lo UN Major Group on Children and Youth e AIESEC, per condurre un’indagine globale.
Il sondaggio si è svolto dal 21 aprile al 21 maggio 2020, ha coperto 112 paesi e ha ricevuto oltre 12.000 risposte da persone di età comprese tra i 18 e 34 anni.
Ora possiamo finalmente condividere i risultati di questo importante sondaggio globale sui giovani, che copre: l’impatto del Covid-19 sui giovani, il modo in cui i giovani stanno usando la loro creatività per il recupero e le soluzioni proposte.
Report ufficiale

OCCUPAZIONE GIOVANILE, PISANI (CNG): DATI ISTAT PREOCCUPANTI

“È evidente, c’è un problema e l’analisi dell’Istat scansa ogni equivoco: la crisi ha avuto, sta avendo e avrà effetti molto gravi sulle possibilità occupazionali dei giovani. Ce lo dicono i numeri: il tasso di occupazione della fascia 15-34 anni è scesa al 39,1%, mentre nel 2008 era oltre il 50%. Con il CNG stiamo seguendo con attenzione gli sviluppi legati al Recovery Fund e stiamo preparando una piano nazionale per i giovani, “Nuova Generazione Italia“, che preveda un maggior coinvolgimento dei giovani nella ricerca e nell’attuazione di soluzioni sostenibili. Serve un migliore coordinamento tra i vari provvedimenti adottati, con un intervento legislativo organico sulle politiche per le giovani generazioni: a causa del Covid, purtroppo, una nuova ondata di under 35 è pronta a emigrare”.
Questo è quanto dichiara Maria Cristina Pisani, presidente del Consiglio Nazionale dei Giovani.
 

“Il momento delle risorse aggiuntive è adesso”. Intervento della Presidente Maria Cristina Pisani su Avvenire.it

Caro direttore,
nelle settimane più difficili della pandemia abbiamo tutti apprezzato lo straordinario impegno di migliaia di giovani volontari e riconosciuto il valore inestimabile del Servizio civile quale strumento a supporto del Paese. È indispensabile che questa esperienza diventi un’opportunità per tutti noi: la crisi che ancora stiamo vivendo ci ha dimostrato quanto l’impegno dei giovani possa essere strumento di coesione sociale e quanto sia importante il ruolo dello Stato nel rimuovere gli ostacoli alla partecipazione dei giovani alla vita del Paese. Con la ‘Strategia Europa 2020’ la Commissione europea, in ambito educativo, prevedeva nel 2010 due obiettivi da raggiungere entro quest’anno: ridurre l’abbandono scolastico e aumentare la percentuale di laureati.
Nonostante negli altri Paesi europei si stiano raggiungendo simili risultati, l’Italia presenta ancora un gap rilevante accompagnato da un dato ancora più preoccupante: 2 milioni di ragazzi tra i 15 e i 19 anni non occupati né inseriti in un percorso formativo. Il loro coinvolgimento nei progetti di Servizio Civile Universale (Scu) può essere un’occasione di formazione, inclusione sociale e accesso al mondo del lavoro. Indicatori ufficiali ci dicono, infatti, che un percorso di riscatto possibile c’è, ma per crearlo occorre un cambio di atteggiamento, un’attenzione ai talenti, un investimento nelle competenze e un sostegno efficace all’intraprendenza. C’è bisogno non più semplicemente di un ‘patto generazionale’ ma di un nuovo ‘patto sociale’ che ridia spazio e definisca una nuova prospettiva per i giovani nella società. In tal senso, il Servizio civile ha avuto un ruolo determinante nel valorizzare un rinnovato senso di fiducia, di responsabilità, di interesse del bene comune.
Eppure, nonostante in molti abbiano riconosciuto l’utilità del Servizio civile, il testo del Decreto Rilancio licenziato dal Senato prevede, a seguito dell’approvazione in Commissione Bilancio della Camera di un subemendamento, soltanto 1 milione di euro aggiuntivo. Insomma: pur avendo il Governo auspicato l’aumento della dotazione da parte del Parlamento e pur avendo inserito il «potenziamento del Servizio Civile Universale » anche nel programma presentato agli Stati Generali dell’Economia con un incremento nel Piano Colao del budget per i prossimi tre anni, oggi i fondi disponibili sono sufficienti a garantire l’avvio al servizio di appena 37mila volontari, ai quali si sommano i fondi Garanzia Giovani utili, si stima, per l’avvio di altri 10mila volontari. Ma i continui ricalcoli dei finanziamenti evidenziano uno scenario ben lontano da quello auspicato di una progressiva stabilizzazione delle risorse per l’avvio di un contingente annuo sempre più cospicuo. In questi anni, è purtroppo emersa in molte forme, occasioni ed esperienze la tendenza a fuggire dalla ricerca di un modo e un mondo attivamente all’insegna ‘noi’.
E questo non solo in Italia, ma anche in Europa. È esploso un senso di ‘non appartenenza’ che ha alimentato una sfiducia radicale nel potersi sentire ‘parte di’ qualcosa che ora tanti sentono come indefinito, di cui non conoscono contorni e orizzonti, senso, valore. Per invertire questa tendenza, è indispensabile aprire una nuova fase con azioni che sviluppino una coscienza di appartenenza, incrementino il senso civico, valorizzino il capitale umano giovanile, stimolino e generalizzino l’acquisizione indispensabile delle competenze necessarie per ‘essere parte’ di un qualunque processo decisionale, creino le condizioni affinché le giovani generazioni siano coprotagoniste di concreti, effettivi, misurabili processi di innovazione.
Sbaglia chi dà per scontato che i giovani italiani ormai vogliano e possano affidare il proprio futuro solo a traiettorie individuali, nella splendida solitudine del proprio talento e delle proprie aspirazioni. L’auspicio è che, nel prossimo decreto in via di definizione, il Governo dia seguito agli impegni presi con lo stanziamento di 100 milioni aggiuntivi per l’anno 2020 e di 200 milioni per gli anni 2021 e 2022, necessari per l’avvio di un contingente annuo di almeno 50mila giovani così come auspicato dal ministro Spadafora per formare migliaia di giovani alla cittadinanza attiva. Giovani cittadini preparati e partecipi protagonisti del loro presente e del futuro di tutti noi.
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Il Recovery Fund scommetta sui giovani. L’intervento della Presidente del CNG Maria Cristina Pisani

L’accordo raggiunto dal Consiglio europeo sul Recovery Fund segna un passaggio storico: per la prima volta importanti risorse verranno assegnate agli Stati membri ricorrendo al debito comune. L’Italia avrà a disposizione 209 miliardi per ripartire ed è indispensabile che siano le nuove generazioni il vero motore della ripresa attraverso un piano nazionale per i giovani che renda centrali le loro istanze nel processo di rilancio del Paese. È quello a cui stiamo lavorando, già da alcune settimane, per presentare al governo una proposta di interventi coordinati per contribuire a comporre un disegno organico unico a supporto delle giovani generazioni.
Il rischio è che in assenza di riforme strutturali aumenti l’immobilismo sociale, innescando un circolo vizioso in cui la mancanza di opportunità rallenta lo sviluppo cancellando ogni prospettiva futura. Per questo, è importante che una larga parte di queste risorse vengano utilizzate per avviare nuove riforme strutturali e maggiori investimenti in infrastrutture materiali e immateriali, in formazione, digitalizzazione, per garantire la ripresa occupazionale di milioni di donne e giovani chiamati a pagare il conto di un debito pubblico che aumenterà oltre il 150% nel 2021.
È indispensabile anche per questo aprire una nuova fase che persegua gli obiettivi strategici stabiliti dall’Unione europea in materia di gioventù, assumendo due criteri fondamentali: quello di una maggiore sussidiarietà circolare nelle azioni e nella conseguente gestione delle risorse, valorizzando il ruolo centrale dei singoli territori nella promozione e nello sviluppo delle politiche giovanili, secondo il principio bottom-up e quello della trasversalità delle stesse seguendo una logica che integri obiettivi, competenze, ambiti di azione, risorse, attori e protagonisti in una cornice strutturata di interventi.
Da anni accade invece che siano eventi drammatici, come l’attuale crisi, ad accendere brevemente i riflettori sulle giovani generazioni, generando tuttavia proposte settoriali che rischiano di mancare dell’organicità necessaria alla soluzione di problemi complessi. Dovremmo accantonare, per questo, l’idea che singoli incentivi o scoordinati sussidi producano effetti sulla ripresa socio-economica del Paese. La crisi attuale, infatti, insegna che le scelte politiche dovranno d’ora in poi tornare ad essere lungimiranti, a progettare il futuro piuttosto che a subirne l’impatto attraverso vere e proprie politiche economiche che indirizzino i capitali a disposizione verso pochi ma forti progetti qualificanti per liberare nuove energie contrastando le rendite esistenti, attraverso un patto fra formazione e lavoro, aumentando gli investimenti per formare manodopera qualificata e per sostenere l’alta formazione universitaria, potenziando l’apprendistato, rivoluzionando i tirocini professionali perché diventino parte di un percorso universitario, riducendo i tempi d’ingresso nel mondo delle professioni.
Le politiche di sviluppo necessitano di strategie precise, di investimenti mirati, supporto dei soggetti interessati per riprogrammare, con ordine, il futuro. Per questo, un piano coordinato di investimenti per i giovani è l’occasione per dimostrare a ognuno di noi di non aver fallito, di non avere sperperato risorse e capitale umano e di aver lavorato nel più grande interesse dello Stato. E allora forse il nodo è proprio questo: come alimentare nei giovani la forza di perseguire la strada del sogno, il coraggio di non cedere alla rassegnazione perché c’è sempre uno spazio di movimento e trasformazione pronto a cambiare le cose. Bisogna avere la capacità di trovarlo, però, nascosto tra le angosce e i bisogni, e in questa ricerca nessuno può essere lasciato solo perché nessuna vita può e deve essere sprecata.
La scommessa che insieme siamo chiamati a vincere è quella di costruire le basi per lo sviluppo del nostro Paese che non può non passare dal coinvolgimento di chi dovrà governarlo e abitarlo. E proprio per garantire in modo stabile e continuativo forme e modalità di partecipazione e di rappresentanza dei più giovani, stiamo lavorando, per il prossimo autunno, a una nuova edizione degli Stati Generali delle Politiche Giovanili. Un primo passo per il riconoscimento istituzionale della questione nei mesi successivi e per la responsabilizzazione di una parte fondamentale del nostro Paese riguardo al proprio futuro.
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Consiglio Nazionale dei Giovani
Via Adige, 26 – 00198 Roma
Tel. +39 06 94523417