I viaggi di ritorno sono spesso un’occasione per riflettere. Sono quel momento rubato alla frenesia della nostra quotidianità, che ci richiede sempre di essere rapidi, performanti, iperconnessi. Sono quel momento in cui riusciamo a entrare in contatto con la parte più significativa delle nostre esperienze, ed è così che un treno o un volo diventano una finestra su ciò che abbiamo vissuto, sulle persone incontrate, sui temi che ci hanno fatto pensare.
Tornando da Baku, dove ho partecipato alla COP29, ho pensato a lungo al cambiamento climatico – tema cruciale della nostra epoca –, alla situazione in cui ci troviamo, ai cambiamenti che, anche come generazione, ci vengono richiesti.
Ho pensato a quegli eventi climatici estremi che negli ultimi mesi hanno colpito soprattutto le regioni del Centro-Nord, come l’Emilia-Romagna, già devastata da alluvioni ripetute a breve distanza di tempo. Ho rivisto con la memoria le immagini tragiche dell’acqua e del fango che si sono infilati per le strade, nelle case, distruggendo ricordi, oggetti, esistenze. Eppure in quei momenti drammatici ritrovo tantissime immagini di speranza: la straordinaria risposta solidale dei giovani e delle comunità nei momenti di crisi.
Clicca e leggi il testo completo su